Quando viene posta l’indicazione all’intervento per un’ernia epigastrica, una delle prime domande riguarda come verrà eseguita la riparazione.
Serve sempre una rete? È meglio un intervento aperto o mini-invasivo? Quanto dura il recupero? E soprattutto: quando si può tornare alle normali attività?
Non esiste una tecnica identica per tutti. La scelta dipende dalle dimensioni e dalle caratteristiche del difetto, dai sintomi, dalla parete addominale e dalle condizioni del paziente.
In breve
L’obiettivo dell’intervento è chiudere il difetto della linea alba e ottenere una riparazione stabile.
Nei difetti molto piccoli e in pazienti selezionati può essere presa in considerazione una riparazione mediante sutura. In altri casi l’utilizzo di una rete chirurgica permette di rinforzare la parete e ridurre il rischio di recidiva.
L’intervento può essere eseguito con tecnica aperta o, in casi selezionati, mini-invasiva.
Dopo l’operazione è generalmente utile riprendere presto il movimento, mentre lavoro pesante e attività sportiva devono essere reintrodotti progressivamente.
Quando si decide di operare?
Non tutte le ernie epigastriche richiedono un intervento.
Una piccola ernia stabile, senza dolore e che non interferisce con la vita quotidiana può, in pazienti selezionati, essere osservata.
L’intervento viene preso maggiormente in considerazione quando compaiono dolore, aumento progressivo del fastidio, crescita della tumefazione o limitazioni nell’attività fisica, nel lavoro o nelle normali attività quotidiane.
La decisione non dipende quindi soltanto dalla misura del difetto.
→ Approfondisci: Ernia epigastrica: cos’è, sintomi e quando operare
Qual è l’obiettivo dell’intervento?
L’obiettivo è riparare il difetto della parete addominale in modo stabile.
Il contenuto dell’ernia viene ricollocato nella sua sede e l’apertura della linea alba viene chiusa.
A seconda delle caratteristiche dell’ernia, la riparazione può essere eseguita mediante sola sutura oppure associando un rinforzo protesico.
Il principio non è semplicemente “far rientrare la pallina”, ma ricostruire la continuità della parete addominale cercando di ridurre il rischio di recidiva.

Serve sempre una rete?
No.
La rete chirurgica non è necessaria in ogni ernia epigastrica.
Nei difetti molto piccoli e in pazienti selezionati può essere considerata la sola sutura.
Quando invece le dimensioni del difetto o le caratteristiche della parete lo rendono opportuno, una rete può fornire un rinforzo alla riparazione.
Gli studi disponibili mostrano che, in molti difetti ombelicali ed epigastrici, l’utilizzo della mesh riduce il rischio di recidiva rispetto alla sola sutura.
Questo non significa però che ogni ernia debba essere trattata con la stessa tecnica.
La scelta va personalizzata.
A cosa serve la rete?
La rete funziona come un rinforzo della zona riparata.
Non deve essere immaginata semplicemente come un “cerotto” posto sopra l’ernia.
Dopo la chiusura del difetto, la protesi permette di distribuire le forze su una superficie più ampia della parete addominale.
Nel tempo viene progressivamente incorporata nei tessuti attraverso il normale processo di guarigione.

Dove viene posizionata la rete?
La posizione dipende dalla tecnica scelta.
Quando indicato, una possibilità è collocarla in un piano profondo della parete, per esempio in sede preperitoneale.
In altri casi possono essere utilizzate strategie differenti.
Per il paziente il concetto più importante è che la posizione della rete viene scelta in funzione dell’anatomia e del tipo di riparazione, non secondo una regola identica per tutti.
Intervento aperto o mini-invasivo?
Molte piccole ernie epigastriche possono essere trattate con un’incisione limitata direttamente sulla zona del difetto.
La chirurgia mini-invasiva, laparoscopica o robotica può invece essere presa in considerazione in situazioni selezionate, per esempio quando il difetto è più ampio, sono presenti più ernie oppure la ricostruzione deve interessare una porzione maggiore della parete.
Non è quindi corretto affermare che una tecnica sia sempre superiore all’altra.
La scelta dipende dalla complessità del caso.

Che tipo di anestesia viene utilizzata?
Dipende dal tipo di intervento.
Nelle riparazioni più semplici possono essere utilizzate strategie anestesiologiche meno complesse, mentre in altri casi viene preferita l’anestesia generale.
La scelta viene definita in base alla tecnica chirurgica, alla durata prevista e alle condizioni generali del paziente.
Quanto dura l’intervento?
Una piccola ernia epigastrica isolata può richiedere un intervento relativamente breve.
I tempi possono aumentare in presenza di:
difetti più grandi, ernie multiple, diastasi associata, precedenti interventi o necessità di una ricostruzione più estesa.
Il tempo operatorio, da solo, non rappresenta comunque una misura della qualità della riparazione.
È necessario rimanere ricoverati?
Molti interventi per piccole ernie epigastriche possono essere eseguiti in day surgery o con una breve osservazione.
In altri casi può essere indicato un ricovero più lungo.
Dipende dall’estensione dell’intervento, dalle condizioni del paziente e dall’andamento postoperatorio.
Cosa aspettarsi nei primi giorni?
Nei primi giorni possono essere presenti dolore, tensione, gonfiore, indurimento della zona o piccoli ematomi.
In genere questi disturbi diminuiscono progressivamente.
Il dolore dovrebbe avere un andamento complessivamente migliorativo.
Un dolore che invece aumenta nettamente, soprattutto se associato a febbre, importante gonfiore o alterazioni della ferita, deve essere valutato.
Quando iniziare a camminare?
La mobilizzazione precoce è generalmente incoraggiata.
Quando le condizioni lo permettono, è utile alzarsi e camminare già nelle prime ore dopo l’intervento.
Muoversi precocemente non significa però tornare immediatamente a sforzi intensi.
Il recupero deve essere progressivo.
Quando si può tornare al lavoro?
Dipende soprattutto dal tipo di lavoro.
Un’attività sedentaria può generalmente essere ripresa prima rispetto a un lavoro che richiede sollevamento di pesi, movimenti ripetuti del tronco o sforzi fisici importanti.
Non esiste quindi un numero di giorni valido per tutti.
Quando si può tornare a fare sport?
Anche il ritorno allo sport deve essere personalizzato.
Dipende dal tipo di intervento, dall’andamento del dolore, dalla guarigione della ferita e dal tipo di attività praticata.
Camminare o utilizzare una cyclette a bassa intensità è molto diverso dal riprendere squat pesanti, stacchi o sport ad alta intensità.
Il principio generale è una progressione graduale del carico, senza ignorare dolore o peggioramento dei sintomi.

La rete può spostarsi?
È una preoccupazione frequente.
Una rete correttamente posizionata non rimane libera all’interno dell’addome.
Nelle prime fasi viene stabilizzata secondo la tecnica utilizzata; successivamente viene progressivamente incorporata nei tessuti.
Questo processo contribuisce alla stabilità della riparazione.
L’ernia può tornare?
Sì.
Nessuna tecnica chirurgica può garantire un rischio di recidiva pari a zero.
Il rischio dipende da numerosi fattori: dimensioni del difetto, tecnica utilizzata, qualità dei tessuti, obesità, fumo, condizioni della parete addominale e processo di guarigione.
Quando indicato, l’utilizzo della rete può contribuire a ridurre il rischio di recidiva.
Domande frequenti
Per una piccola ernia serve sempre la rete?
No. In difetti molto piccoli e selezionati può essere presa in considerazione la sola sutura.
La rete rimane per sempre?
Le reti utilizzate più frequentemente nella chirurgia della parete addominale sono protesi permanenti e vengono progressivamente integrate nei tessuti.
L’intervento è doloroso?
Un certo dolore o tensione nei primi giorni è normale. In genere diminuisce progressivamente con il processo di guarigione.
Quando posso guidare?
Quando è possibile muoversi con sicurezza, utilizzare correttamente i pedali e compiere una frenata di emergenza senza dolore significativo.
Quando posso sollevare pesi?
Non esiste una soglia universale. Il carico deve essere reintrodotto progressivamente in base al tipo di intervento e ai sintomi.
È normale sentire una zona dura?
Nelle prime settimane può essere percepito un indurimento dovuto a gonfiore, cicatrice e normale processo di guarigione. Se aumenta rapidamente o diventa molto doloroso va valutato.
In conclusione
La riparazione dell’ernia epigastrica deve essere adattata alle caratteristiche del difetto e del paziente.
Nei difetti molto piccoli può essere sufficiente una sutura, mentre in altri casi una rete può rendere la riparazione più stabile.
L’intervento può essere aperto o mini-invasivo e il recupero deve essere progressivo.
Il punto importante è che non esiste una tecnica o un tempo di recupero uguale per tutti.
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Ernia epigastrica: cos’è, sintomi e quando operare
Per capire come riconoscerla, quando può essere osservata e quali segnali richiedono una valutazione.
Reti chirurgiche per il laparocele
Per approfondire il funzionamento delle protesi utilizzate nella chirurgia della parete addominale.
Bibliografia
Henriksen NA, Montgomery A, Kaufmann R, et al. Guidelines for treatment of umbilical and epigastric hernias from the European Hernia Society and Americas Hernia Society. Br J Surg. 2020;107:171–190.
Henriksen NA, Kaufmann R, Simons MP, et al. EHS and AHS guidelines for treatment of primary ventral hernias in rare locations or special circumstances. BJS Open. 2020;4:342–353.
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