Che cos’è l’ernia?
L’ernia (dal greco antico: ἔρνος, èrnos, «germoglio, bocciolo») è la fuoriuscita di un viscere (l’intestino) dalla cavità che normalmente lo contiene (nostro caso l’addome) attraverso un orifizio, un “buco”, presente dalla nostra nascita o creatosi in corrispondenza di cicatrici dovute a incisioni chirurgiche.
Se l’orifizio è presente dalla nascita, parliamo di ernie, se l’orifizio deriva da precedenti interventi chirurgici parliamo di laparoceli.
Per semplicità l’ernia può essere paragonata a una camera d’aria che esce gonfia attraverso una rottura del copertone della ruota della bicicletta.
Tutte le ernie presentano:
- una porta: l’orifizio da cui l’ernia esce (per continuare la similitudine, la foratura del pneumatico)
- un sacco: costituito dal peritoneo parietale (la membrana che ricopre gli organi dell’addome) estroflesso che, crescendo, si fa strada nella parete addominale e si presenta come un rigonfiamento di varia grandezza visibile sotto alla pelle; può essere liscio o con bozzi, di consistenza molliccia o pastosa (la camera d’aria gonfia che esce dal copertone)
- un colletto, la porzione di sacco a livello della porta erniaria; è la parte più “stretta” del sacco erniario
- un contenuto: rappresentato dal tipo di organo (in genere piccolo intestino, grasso addominale o vescica), presente all’interno del sacco erniario (l’aria contenuta all’interno della camera d’aria)
Quali sono i differenti tipi di ernia?
A seconda della parte del corpo da cui esce, l’ernia si identifica come:
- inguinale: se fuoriesce dalla regione dell’inguine; è l’ernia più frequente e colpisce soprattutto il sesso maschile
- crurale: se fuoriesce nella regione compresa tra l’inguine e la radice della coscia; colpisce quasi esclusivamente il sesso femminile per come è fatto il bacino; presenta un rischio più elevato di complicanze
- ombelicale: se fuoriesce dalla regione dell’ombelico, è abbastanza frequente, colpisce entrambi i sessi e si ritrova in tutte le classi di età; particolarmente frequente nelle persone obese e nelle donne dopo una gravidanza
- epigastrica: se fuoriesce cranialmente (più in alto) rispetto all’ombelico
- di Spigelio: che fuoriesce poco più in alto rispetto all’inguine e lateralmente al muscolo retto (“gli addominali”); è una tipologia di ernia poco frequente
- Incisionale (laparocele): se fuoriesce nel punto di una precedente incisione chirurgica
- ernie rare: ernie otturatorie, lombari e perineali (sono tipologie estremamente rare e per questo non le tratteremo all’interno di questa pagina); Il contenuto dell’ernia, nella maggioranza dei casi, rientra in addome, sia spontaneamente, assumendo posizioni supine, sia attraverso manovre manuali (per “taxis”): in questo caso l’ernia si definisce riducibile.
Tra le ernie riducibili vi sono anche le cosiddette ernie incontenibili che, sebbene riducibili mediante manovre manuali, appena terminate le manovre tornano inevitabilmente a uscire.
Nel caso in cui l’ernia non rientri, di solito a causa delle aderenze che i visceri formano con il sacco erniario, essa si definisce irriducibile, qualora di dimensioni ridotte o, se molto voluminosa, si definisce permagna: nelle ernie permagne la quantità di visceri erniati è talmente elevata che hanno perso “il diritto di domicilio” nell’addome.
Perché viene l’ernia?
Tra le principali cause dell’ernia troviamo:
- Predisposizione: si tratta di una debolezza della parete addominale congenita (nati prematuri), familiare (più parenti stretti soffrono o hanno sofferto di ernie) o acquisita (es età avanzata e dimagrimenti importanti); può succedere, infatti, che anche chi è già stato operato di ernia, ne sviluppi un’altra in altro sito
- Fumo: è uno dei fattori che contribuisce alla debolezza dei tessuti
- Aumento della pressione addominale a causa di tosse, stipsi, ascite, gravidanza, sovrappeso, lavori pesanti o sollevamento eccessivo di pesi
In caso di intervento chirurgico i fattori predisponenti alla recidiva dell’ernia od alla formazione di laparoceli (qualora l’intervento non fosse consistito in una riparazione di ernia) sono:
- Terapie: in caso di interventi chirurgici la terapia con corticosteroidi (“cortisone”) e le chemioterapie possono indebolire i tessuti ed inficiare la rigenerazione dei tessuti e la cicatrizzazione portando all’insorgenza di laparoceli o di recidiva dell’ernia (se l’intervento era consistito in una riparazione erniaria)
- Diabete mellito
- Obesità
- Infezioni di ferita
- Riparazioni non ottimali
Sintomi dell’ernia
I sintomi di una piccola ernia solitamente sono solo sensazioni di bruciore o lieve dolore che si avvertono soprattutto in piedi o mentre si eseguono movimenti/attività che aumentano la pressione addominale (es starnuti, tosse o defecazione…) ma possono anche essere avvertiti in posizione seduta astadi iniziali spesso in rigonfiamento dell’ernia non si vede o si vede solo in caso di sforzi.
La diagnosi diviene più facile quando appare un rigonfiamento di varia grandezza visibile sotto alla pelle, che può essere liscio o con bozzi, di consistenza molliccia o pastosa ed il dolore, che prima era vago, si localizza a livello della tumefazione e si può irradiare nelle zone limitrofe, seguendo il decorso dei nervi della regione erniaria.
Evoluzioni e complicanze dell’ernia
- Aumento di dimensioni che può causare, oltre a disturbi estetici, un incremento della sintomatologia dolorosa e può rendere l’intervento più difficoltoso
- Intasamento quando il contenuto del sacco erniario si “intasa”, cioè entra nell’ernia, ma non riesce ad uscire; se il contenuto è rappresentato da una porzione di intestino avverrà una “occlusione intestinale”, cioè il blocco dell’intestino per cui il paziente è impossibilitato ad andare di corpo ed avvertirà gonfiore dell’addome con un dolore che sarà sempre più intenso ed accompagnato spesso da nausea e vomito. Qualora non si riesca a ridurre l’ernia (cioè a farla rientrare) occorrerà un intervento urgente e tempestivo.
- Strozzamento quando l’intestino che si intasa nell’ernia, per la sua struttura o per la sua posizione all’interno dell’ernia, non riceve abbastanza sangue poiché risulta “strangolato” dalle strutture del colletto erniario. Se non viene risolta tempestivamente, questa situazione porta alla necrosi (cioè alla morte) dell’intestino che si può rompere.
L’ernia, in questa situazione si presenterà tesa, dura e dolente alla minima pressione e la cute diventerà rossa; il paziente avvertirà un forte dolore addominale, mostrerà i segni di una occlusione intestinale (vedi sopra) o segni di peritonite (addome contratto, febbre, pressione bassa e sudorazioni fredde).
Lo strozzamento rappresenta una vera e propria emergenza chirurgica poiché, se tempestiva, riuscirà ad evitare danni irreversibili all’intestino.
COME SI CURA l’ERNIA?
L’ernia non si può prevenire e non guarisce spontaneamente: la chirurgia rappresenta l’unica opzione
di cura. Piccole ernie non sintomatiche possono anche essere trattate conservativamente, cioè senza chirurgia,
attraverso l’utilizzo di mutande contenitive ed esercizi fisici specifici concentrati sui muscoli larghi dell’addome (e non, come si ritiene comunemente, sugli addominali). Occorre, tuttavia, essere consapevoli che l’ernia potrebbe sì non ingrandirsi, ma che sicuramente non guarirà andando probabilmente incontro a evoluzioni e complicanze.

DA CHI DEVO ANDARE PER CURARE LA MIA ERNIA?
Chi ha un’ernia deve sottoporsi a una visita chirurgica presso un chirurgo generale esperto nella patologia di parete che, tramite valutazione clinica ed ecografia di completamento, può indirizzare verso la chirurgia corretta per il tipo di ernia.
La chirurgia delle ernie è una chirurgia di tipo “tailored” (personalizzata) che tiene conto sia delle caratteristiche dell’ernia che delle caratteristiche del paziente.
E’ fondamentale che il chirurgo sia esperto nella chirurgia di parete perché:
- una tecnica chirurgica scadente
- l’inesperienza chirurgica
- il trattamento di pochi casi all’anno
sono elementi riconosciuti per la recidiva (cioè il ritorno) una volta operata.
