Diastasi addominale: contano più i centimetri o come funziona l’addome?

“Ho una diastasi di 4 centimetri. È grave?”

È una delle domande che ricevo più frequentemente.

Ma forse non è la domanda più importante.

Perché due diastasi che misurano gli stessi centimetri a riposo possono comportarsi in modo molto diverso quando la persona si alza, tossisce, contrae l’addome o compie uno sforzo.

Ed è proprio questo il punto:

una diastasi non dovrebbe essere valutata soltanto da ferma.

La misura a riposo racconta solo una parte della storia

La distanza tra i due muscoli retti è certamente importante.

Le linee guida della European Hernia Society definiscono generalmente la diastasi dei retti come un allargamento della linea alba superiore a circa 2 cm. Le stesse linee guida, tuttavia, sottolineano come le evidenze disponibili sulla relazione tra ampiezza della diastasi e sintomi siano ancora limitate. [1]

Per capire cos’è esattamente una diastasi e come viene diagnosticata puoi leggere la mia pagina completa sulla diastasi dei muscoli retti.

La misura in centimetri descrive soprattutto una condizione anatomica.

Non ci dice necessariamente come quella parete addominale funziona quando viene messa sotto carico.

Ed è qui che una valutazione esclusivamente statica rischia di essere incompleta.

Una diastasi di 5 cm è sempre peggiore di una di 3 cm?

No.

Non possiamo ragionare semplicemente così:

3 cm = lieve
4 cm = moderata
5 cm = grave

Immaginiamo due situazioni.

Una persona presenta a riposo una diastasi relativamente ampia, ma durante la contrazione i muscoli si avvicinano, la linea alba acquista tensione e la parete mantiene un buon controllo.

Un’altra presenta una distanza inferiore a riposo, ma durante lo sforzo la separazione aumenta, la linea alba si deforma e compare un evidente rigonfiamento centrale.

Sono davvero i centimetri a dirci quale delle due pareti funziona peggio?

Probabilmente no.

Gli studi ecografici hanno dimostrato che durante una contrazione possono cambiare sia la distanza tra i retti sia la deformazione della linea alba. In uno studio di Lee e Hodges, per esempio, differenti strategie di attivazione muscolare producevano comportamenti diversi della distanza inter-retti e della linea alba.

Questo significa che ridurre semplicemente la distanza tra i muscoli non equivale necessariamente a migliorare la meccanica della parete.

La diastasi va quindi osservata anche mentre l’addome lavora

Durante la visita non mi interessa soltanto misurare la distanza tra i retti.

È importante osservare cosa accade quando il paziente:

solleva la testa o il tronco;

tossisce;

contrae volontariamente l’addome;

aumenta la pressione intra-addominale;

esegue alcuni movimenti o sforzi.

L’ecografia può essere utilizzata non soltanto per misurare la distanza inter-retti, ma anche per studiare la parete durante differenti attività. La letteratura sull’imaging ecografico mostra infatti che il comportamento della linea alba varia in funzione del compito eseguito e del punto in cui viene effettuata la misurazione.

Quindi la domanda diventa:

la parete riesce a generare tensione e a controllare l’aumento della pressione oppure tende a deformarsi e a cedere?

Questo, dal punto di vista funzionale, può essere più interessante di una semplice misura effettuata a riposo.

Ma non guardiamo soltanto la linea alba

Una valutazione completa della diastasi dovrebbe considerare l’intera parete addominale.

Personalmente valuto diversi elementi.

1. Ampiezza ed estensione della diastasi

Non soltanto la distanza massima tra i retti, ma anche:

dove è localizzata;

quanto si estende cranio-caudalmente;

se interessa prevalentemente la regione sovraombelicale, ombelicale o sottoombelicale.

La misura rimane quindi importante.

Semplicemente, non è l’unico parametro.

2. Comportamento dinamico

Valuto come cambia la distanza durante le manovre dinamiche e come si comporta la linea alba.

Una diastasi ampia che durante la contrazione sviluppa una buona tensione può avere un significato differente rispetto a una diastasi più piccola che durante lo sforzo si allarga e produce un importante bulging.

Gli studi sulla biomeccanica della linea alba hanno mostrato che distanza, deformazione e stiffness non sono parametri equivalenti e possono modificarsi in modo differente durante il movimento.

3. Trofismo della muscolatura

Un altro elemento spesso sottovalutato è come sono i muscoli della parete addominale.

Non basta sapere quanto sono distanti i due retti.

Bisogna valutare anche:

trofismo dei muscoli retti;

qualità della contrazione;

muscolatura laterale;

capacità dei diversi gruppi muscolari di lavorare in modo coordinato.

Una parete con muscoli ben rappresentati e funzionali non è equivalente a una parete con importante ipotrofia muscolare, anche quando la misura della diastasi è simile.

La valutazione ecografica consente inoltre di studiare lo spessore e l’attivazione di alcuni muscoli della parete, parametro utilizzato anche nella ricerca sulla riabilitazione della diastasi.

4. Presenza di ernie della linea alba

È fondamentale cercare eventuali ernie associate.

Le più frequenti sono:

ernia ombelicale;

ernia epigastrica.

La diastasi e l’ernia non sono la stessa cosa, ma possono essere presenti contemporaneamente.

Le linee guida EHS considerano infatti la presenza di un’ernia mediana uno degli elementi rilevanti nella classificazione e nella scelta del trattamento della diastasi.

Se vuoi approfondire:

Ernia epigastrica: cos’è, sintomi e quando operare

Ernia ombelicale

5. Parete laterale e linea semilunare

La valutazione non dovrebbe fermarsi necessariamente alla linea mediana.

In alcuni pazienti è importante controllare anche la parete laterale e le linee semilunari, dove possono essere presenti difetti erniari meno evidenti.

La presenza di un’ernia della linea semilunare o di altri difetti laterali modifica l’inquadramento complessivo: non siamo più davanti semplicemente a “una diastasi di tot centimetri”, ma a una parete addominale che presenta più alterazioni contemporaneamente.

E poi vengono i sintomi

Una diastasi può essere completamente asintomatica.

In altri pazienti possono essere presenti:

alterazione del profilo addominale;

rigonfiamento durante gli sforzi;

sensazione di instabilità o di ridotto controllo del core;

difficoltà durante alcune attività;

dolore lombare;

disturbi del pavimento pelvico;

incontinenza urinaria da sforzo.

Le linee guida europee identificano soprattutto instabilità del core e alterazione dell’immagine corporea tra gli aspetti maggiormente riferiti dai pazienti con diastasi.

Sul rapporto con il mal di schiena puoi approfondire qui:

Diastasi addominale e mal di schiena.

Diastasi e incontinenza urinaria da sforzo

Questo aspetto merita particolare attenzione.

Parete addominale, diaframma e pavimento pelvico partecipano insieme alla gestione della pressione intra-addominale.

Quando tossiamo, corriamo, solleviamo un peso o compiamo uno sforzo, questi sistemi devono coordinarsi.

Per questo in alcuni pazienti possono coesistere:

bulging della parete addominale;

sensazione di scarso controllo del core;

disturbi del pavimento pelvico;

perdita di urina durante tosse, corsa o altri sforzi.

È importante però non confondere coesistenza e causalità.

Le evidenze attuali non consentono di affermare che la diastasi sia di per sé la causa dell’incontinenza urinaria.

La letteratura più recente conferma l’importanza dei disturbi del pavimento pelvico nel postpartum e l’efficacia dell’allenamento specifico del pavimento pelvico sull’incontinenza urinaria, mentre il rapporto diretto tra diastasi e disturbi pelvici rimane meno definito.

Quindi non direi:

“la diastasi provoca incontinenza”.

Direi invece:

“in una valutazione funzionale della parete addominale è importante chiedere anche se sono presenti sintomi del pavimento pelvico, compresa l’incontinenza urinaria da sforzo.”

E gli esercizi?

Qui si apre un altro tema importante.

Se l’obiettivo fosse soltanto ridurre il numero dei centimetri, potremmo cercare semplicemente l’esercizio che avvicina maggiormente i due retti.

Ma gli studi sulla linea alba mostrano che questo ragionamento è troppo semplice: alcune strategie possono ridurre la distanza ma aumentare la deformazione della linea alba, mentre altre possono produrre effetti differenti sulla tensione della parete.

L’obiettivo dovrebbe essere quindi più ampio:

migliorare il modo in cui la parete controlla il movimento e gestisce le pressioni.

Per approfondire puoi leggere:

Esercizi per la diastasi addominale: quali fare e quando iniziare.

Diastasi addominale: come iniziare gli esercizi con un percorso di 4 settimane

Quindi: quando una diastasi è davvero importante?

Quando valuto una diastasi considero almeno questi elementi:

Ampiezza Quanto sono distanti i retti e per quale estensione.

Dinamica Cosa succede alla distanza e alla linea alba durante contrazione e aumento della pressione.

Trofismo muscolare Come sono rappresentati e come lavorano i muscoli della parete.

Linea alba Quanto riesce a tensionarsi e quanto tende a deformarsi.

Ernie associate Difetti ombelicali, epigastrici e, quando presenti, difetti della linea semilunare o di altre aree della parete.

Sintomi Bulging, instabilità, difficoltà funzionali, dolore ed eventuali disturbi del pavimento pelvico.

Impatto sulla persona Quanto la condizione interferisce con attività, qualità di vita e percezione del proprio addome.

La domanda giusta non è soltanto “quanti centimetri?”

La misura rimane importante.

Ma la domanda più interessante è:

“Come si comporta questa parete addominale quando deve lavorare?”

Una diastasi non è soltanto una fotografia scattata con il paziente fermo.

Fa parte di una struttura che deve muoversi, contrarsi, trasmettere tensione e gestire continuamente variazioni della pressione intra-addominale.

Per questo una valutazione completa dovrebbe considerare:

ampiezza + dinamica + linea alba + trofismo muscolare + ernie associate + sintomi + funzione.

È questa visione complessiva della parete addominale che permette di attribuire alla diastasi il suo reale significato clinico.

Per una panoramica generale puoi tornare alla pagina principale sulla diastasi dei muscoli retti.

Diastasi addominale: quando operare e come scegliere il trattamento

FAQ

Una diastasi di 5 cm è necessariamente più grave di una di 3 cm?

No. La larghezza è importante, ma deve essere interpretata insieme al comportamento dinamico della linea alba, al trofismo muscolare, ai sintomi e all’eventuale presenza di ernie.

Perché è utile osservare la diastasi durante uno sforzo?

Perché durante la contrazione possono cambiare la distanza tra i retti, la tensione e la deformazione della linea alba. La valutazione dinamica aggiunge quindi informazioni alla semplice misura a riposo.

Perché bisogna valutare anche il trofismo muscolare?

Perché la funzione della parete dipende non soltanto dalla distanza tra i retti, ma anche dalla qualità e capacità di contrazione dei muscoli che la compongono.

Quali ernie possono associarsi alla diastasi?

Soprattutto ernie ombelicali ed epigastriche della linea alba. In alcuni pazienti devono essere ricercati anche difetti più laterali, compresi quelli in corrispondenza della linea semilunare.

La diastasi può essere associata a incontinenza urinaria da sforzo?

I due problemi possono coesistere, soprattutto nel postpartum, ma non è dimostrato che la diastasi sia direttamente responsabile dell’incontinenza. Per questo i sintomi del pavimento pelvico devono essere valutati separatamente e nel contesto funzionale complessivo.

Una diastasi deve essere valutata soltanto con l’ecografia?

No. L’ecografia è molto utile per la misurazione e può fornire informazioni dinamiche, ma deve essere integrata con l’esame clinico e con la valutazione complessiva della parete addominale.

Video al link: https://www.youtube.com/shorts/foI2TOmufHY

APPROFONDIMENTI

Diastasi dei muscoli retti: pagina principale

Esercizi per la diastasi addominale

Diastasi addominale e mal di schiena

Diastasi addominale nell’uomo

Ernia epigastrica: cos’è, sintomi e quando operare

Diastasi addominale: come iniziare gli esercizi con un percorso di 4 settimane

Diastasi addominale: quando operare e come scegliere il trattamento

Bibliografia

1. Hernández-Granados P, Henriksen NA, Berrevoet F, et al. European Hernia Society guidelines on management of rectus diastasis. Br J Surg. 2021;108(10):1189-1191. doi:10.1093/bjs/znab128.

2. Lee D, Hodges PW. Behavior of the linea alba during a curl-up task in diastasis rectus abdominis: an observational study. J Orthop Sports Phys Ther. 2016;46(7):580-589. doi:10.2519/jospt.2016.6536.

3. van de Water ATM, Benjamin DR. Measurement methods to assess diastasis of the rectus abdominis muscle: a systematic review of their measurement properties and meta-analytic reliability generalisation. Man Ther. 2016;21:41-53.

4. Beamish N, Green N, Nieuwold E, McLean L. Differences in linea alba stiffness and linea alba distortion between women with and without diastasis recti abdominis: the impact of measurement site and task. J Orthop Sports Phys Ther. 2019;49(9):656-665. doi:10.2519/jospt.2019.8543.

5. Rejano-Campo M, et al. Immediate effect of four exercises on linea alba thickness, distortion and inter-recti distance in parous women. Physiother Res Int. 2026.

6. Beamish NF, Davenport MH, Ali MU, et al. Impact of postpartum exercise on pelvic floor disorders and diastasis recti abdominis: a systematic review and meta-analysis. Br J Sports Med. 2025;59:e108619. doi:10.1136/bjsports-2024-108619.

Torna in alto
Prenota appuntamentoDoctolib